‌Di recente ho scoperto un aggettivo che mi racconta abbastanza bene: multipotenziale.

A scuola andavo bene, ma non perché eccellessi nelle singole materie; anzi, andare troppo nel dettaglio mi annoiava e mi annuvolava la mente. Amavo invece immaginare quello che non sapevo alla luce di altre conoscenze; trovare legami, anche nascosti, tra le varie discipline. Le mie apoteosi erano le interrogazioni per le quali non avevo studiato bene e quelle tesine di fine anno in cui bisognava collegare argomenti di materie diverse.

Ma i miei risultati mi spingevano in tutt’altra direzione. Continua a studiare, mi dicevano tutti. Il che, nella nostra società, significa specializzarsi. Acquisendo, nel processo, prestigio intellettuale e (promesse di) maggiori remunerazioni. E così mi sono specializzato, ancora ignaro della mia vera natura. Lettere classiche, archeologia, preistoria, neolitico, iconografia neolitica, iconografia neolitica del sito x.

A metà del dottorato, la mia fiducia cominciava a vacillare. Il mio corpo resisteva alla perdita di senso costellando ogni mio momento libero di pratiche artigianali che con la mia nicchia accademica avevano poco o nulla a che fare. Cominciai allora a tradurre libri, a disegnare, a cucinare più spesso, a coltivare un orto urbano.

Nel benessere fisico di quelle attività parallele, ecco l’illuminazione: e se questo diventasse la mia vita, anziché un elaborato marchingegno per rendermi questa vita più accettabile? (E qui echeggia un ritornello di Battiato, colonna sonora di quei mesi: Non servono tranquillanti o terapie, ci vuole un’altra vita). Il piacere può essere la scintilla di una rivoluzione che non si accontenta della resistenza passiva.

Cominciarono gli anni della grande preparazione. Ogni sforzo dell’immaginazione andava a comporre i dettagli di quell’altra vita; ogni impiego universitario componeva i risparmi che mi avrebbero sostenuto durante l’inevitabile fase di passaggio.

E la transizione continua! Ma il Bosco che Pensa è già un’immagine nitida di questa nuova vita in costruzione, una qualche tappa nello strano viaggio di un multipotenziale in questo strano mondo. Un’immagine complessa ed eclettica, forse confusionaria e insolita, ma che registra un fluire di interessi e consapevolezze senza specializzarsi su un argomento.

Un solo grande principio comune, vago e multipotenziale come me: la rigenerazione. Che parte sempre dall’individuo per poi approdare al collettivo, al multispecie. E parte sempre da un luogo di autenticità.

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