What makes a book or a work of art an instrument powerful enough to really change the state of things? Why has DDT been banned in the aftermath of Rachel Carson’s Silent Spring while damn gliphosate (among other dangerous chemicals) is still around? 

Ci sono libri in grado di cambiare davvero lo stato delle cose. Quali sono gli ingredienti di un’opera trasformativa? È una domanda che chiunque si occupi di attivismo o di cultura rigenerativa dovrebbe farsi. 

Per tentare una risposta, mi sono rivolto a un classico della letteratura ecologista: Silent Spring di Rachel Carson, pubblicato in italiano da Feltrinelli come Primavera silenziosa. Quando il saggio uscì negli Stati Uniti, nel 1962, fu capace di catalizzare un primo movimento ecologista e di portare alla messa al bando del DDT e altre pericolose sostanze chimiche comunemente utilizzate in agricoltura.

A parte l’aspetto pioneristico dell’opera di Carson, alcuni ingredienti del suo impatto si celano al suo interno. Rachel dipinge un quadro scientifico e accurato degli effetti che gli “elisir di morte” utilizzati come pesticidi ed erbicidi causano su diversi elementi dell’ecosistema: dal suolo alle acque, dagli animali fino agli umani.

L’incipit di Silent Spring

Ma la forza più grande, secondo me, sta nell’incipit. “C’era una volta”, racconta Carson, “un paesino nel cuore dell’America dove ogni forma di vita sembrava vivere in armonia con tutto il resto …” Poi accade qualcosa di misterioso. La primavera sboccia in un silenzio surreale: gli insetti sono spariti, così come gli uccelli; si ammalano gli animali e anche gli umani. Trasponendo la tragedia ambientale in una sorta di Springfield in cui ogni lettore possa identificarsi, Carson sprigiona il potere dell’immaginazione e incide più di quanto possa fare un rigoroso resoconto scientifico.

L’argomento richiede ulteriore elaborazione, e lo storytelling è solo uno degli ingredienti che possono amplificare l’impatto di un’opera. Quali sono gli altri?

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