Il futuro è fuori tema è una zine realizzata per l’esibizione itinerante ACINQUE – Un archivio di immagini e parole per la Sicilia a cura di Giuseppe Mendolia Calella. È un’opera interamente artigianale e completamente autoprodotta: miei sono i testi, i disegni, le grafiche, la stampa, la rilegatura.

Nella realizzazione complessiva dell’opera, mi sono ispirato principalmente ai libri di cartone delle editoriales cartoneras sudamericane e alle tantissime zine che costellano la controcultura DIY e anarco-punk della città in cui vivo attualmente, Oakland.

Anche se le ispirazioni arrivano da altri continenti, il cuore pulsante del racconto è la Sicilia, destinataria e spesso oggetto di una corrispondenza che prova a rammendare, a ricucire le distanze tra mondi lontani e diversi.

Le parole di Vittorini in epigrafe collocano fin da subito la narrazione nell’atmosfera emozionale di un ritorno in Sicilia: agli “astratti furori” di Vittorini fanno eco gli “slanci ideali” dell’autore, entrambi intrisi della paura di una reintegrazione fallita, di un rifiuto o un’incapacità.

Eppure, come gli “astratti furori”, anche questi “slanci ideali” si rivolgono all’intero “genere umano”. Le rovine industriali della Fornace Penna, bucate dalle radici del cappero e sperse tra le sabbie del Mediterraneo, diventano metafora della precarietà come condizione globale contemporanea, ma anche degli incontri tra specie e culture diverse resi possibili da questa stessa precarietà.

Tornare a immaginare il futuro della Sicilia significa dunque collocare quest’isola “per modo di dire” in una prospettiva globale. I Sud del mondo, in fin dei conti, si somigliano tutti.

Si somigliano così tanto che un quartiere popolare di Palermo incorniciato dalla Zisa, con i suoi violenti contrasti architettonici e botanici, può dialogare con il Sud degli Stati Uniti di Langston Hughes, un Sud con la bocca macchiata di sangue e profumato di magnolia.

I Sud arretrati e marginalizzati diventano spesso paesaggi esotici di una mitizzazione romantica del premoderno. E i desideri, si sa, si pagano a caro prezzo. Quale accessorio non può proprio mancare nella Sicilia di Dolce & Gabbana?


La comunanza della nostra condizione globale appare evidente soprattutto di fronte al cambiamento climatico in atto. Nonostante gli effetti del nostro sfruttamento dell’ambiente siano davanti a noi ogni giorno e in ogni parte del globo, la nostra mente può razionalizzare e rimuovere anche i segnali più evidenti. A volte però accade qualcosa che ci costringe a prendere consapevolezza. Questa storia racconta della mia personale presa di coscienza; del forte senso di impotenza che ne è scaturito e degli eventi che mi hanno insegnato a sopravvivervi, scovando la possibilità nella precarietà.

La mia generazione mi appare sospesa tra la necessità della cura di noi stessi nell’immediato e la difficoltà di uscire dal nostro piccolo mondo per operare il cambiamento di cui il nostro pianeta ha disperatamente bisogno. Riusciremo ad andare oltre la nostra “generale felicità”?

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